Neon Genesis Evangelion (ovvero: come psicanalizzarsi in 26 comodi episodi)

TRAMA

Nell’anno 2000 un gigantesco cataclisma sconvolge la Terra (cominciamo bene): un’enorme esplosione avviene nell’Antartide, provocandone la disgregazione e lo scioglimento. Le fonti ufficiali delle Nazioni Unite parlano dell’improvviso impatto di un meteorite di notevoli dimensioni (vallo a raccontare  a tua nonna!).

Tutto questo passa in secondo piano rispetto alle conseguenze della catastrofe, e cioè l’innalzamento dei mari, lo sconvolgimento climatico (dovuto anche ad una leggera modifica dell’inclinazione dell’asse terrestre) e delle guerre scoppiate fra le nazioni per accaparrarsi i territori rimanenti. (ALLEGRIA!)

Ne consegue che la popolazione viene decimata scendendo a tre miliardi di individui; l’umanità si trova ora dinanzi il difficile obiettivo di ricominciare da capo e ricostruire la propria civiltà gravemente danneggiata. Nella memoria di tutti, ad ogni modo, il cataclisma rimarrà per sempre conosciuto come “Second Impact”. (Nome poetico!)

Anno 2015: l’equilibrio climatico si sta lentamente riassestando e le nazioni del mondo stanno lentamente ricostruendo ciò che avevano perduto.

Shinji Ikari, un introverso e chiuso quattordicenne giapponese che vive fin da tenera età con i nonni, riceve all’improvviso un messaggio dal padre, da cui venne abbandonato molti anni prima (e che vuole ora?), che lo invita a recarsi nella città di Neo-Tokyo 3, presso l’agenzia speciale Nerv, dove lui lavora. (mmm..la cosa mi puzza)

Inizialmente titubante, il giovane Shinji raccoglie il proprio coraggio e decide di reincontrare il padre dopo tanti anni. (al posto suo ci avrei pensato un altro po’…)

 Tuttavia una volta giunto a Neo-Tokyo 3, mentre attende l’arrivo di Misato Katsuragi, colei che dovrebbe raccoglierlo e condurlo dal genitore, scopre che una gigantesca e mostruosa creatura ha fatto la sua comparsa nella città evacuata. (Mi sta venendo un atroce sospetto…)

L’esercito di auto-difesa giapponese non ottiene alcun risultato negli attacchi sferrati contro la creatura, identificata come “angelo”.

Misato, con la sua auto, riesce a recuperare in tempo Shinji per condurlo alla base segreta della Nerv, dove il ragazzo scopre la verità (Ta – Dah!), cioè che suo padre è il comandante in capo della Nerv e che lui è stato chiamato per pilotare quella che sembra (mi raccomando “sembra”) essere l’unica speranza del genere umano contro gli “angeli”, e cioè la macchina multi-funzione umanoide Evangelion, modello 01 (abbreviato EVA-01), poiché il pilota dell’unita di prova EVA-00, la giovane Rei Ayanami, è infortunata gravemente.  (Lo sapevo io che c’era il trucco)

Per Shinji si presenta così una dura prova, chiamato improvvisamente dal padre che lo aveva abbandonato (essere spregevole) e che non vede da molti anni unicamente per guidare un gigantesco essere robotico (che si dimostrerà molto di più di un robottone) contro un misterioso nemico sconosciuto contro cui le armi convenzionali si sono rivelate inefficaci (Caro Shinji, mò sono uccelli per diabetici!!): e attorno a lui si dipaneranno gli intrecci fra le relazioni degli altri personaggi e i dubbi su cosa sono in realtà gli angeli, sul perché hanno attaccato la Terra, sulla verità riguardo gli Eva e sui misteri intorno alla NERV e alla SEELE.

 

Cari amici, siamo arrivati al vero psicodramma in forma cartoon. Evangelion è questo.

Innanzitutto possiamo vedere come il nostro Hideaki Anno mette insieme tutti i possibili luoghi comuni sogli anime giapponesi: abbiamo il protagonista orfano e sfigato, detentore del record mondiale di complessi (mentali), i cooprotagonisti che non stanno meglio (Asuka ha avuto la mamma morta suicida e Rei…..beh, Rei ha dei seri problemi di “identità”).

Direte: ma sono i problemi dell’adolescenza! POVERI ILLUSI!

Non è che gli adulti siano meglio: Gendo Ikari è un uomo che ha sacrificato l’amore del figlio per riavere la sua donna che è scomparsa durante una esercitazione nell’EVA (scomparsa nel vero senso della parola).  Il risultato è che diventato uno stronzo come pochi…

La signorina Misato Katsuragi ha avuto un tremendo rapporto con il padre e per questo non riesce a legarsi veramente con nessuno (neanche con l’uomo che ama) tranne che in un modo….

La dottoressa Ritsuko ha preso il brutto vizio di sua madre (che per altro si è suicidata): è l’amante del suo capo (ovvero Gendo).

In tutto questo metteteci il fatto che il robottone in questione NON E’ poi tanto robottone, ma dimostra di avere una vita propria andando in “bersek” ovvero incazzandosi come una bestia.

Potrei raccontarvi tutta la trama senza svelarvi niente e sapete perché? Perché ancora nessuno ha capito bene tutto. Evangelion è tutt’oggi studiato per capire il suo significato recondito.

Io penso che sia inutile. In realtà Evangelion non è altro che il frutto dell’autoanalisi di Hideaki Anno. (e questo lo ha detto lui) Già è difficile capire noi stessi, figuriamoci la psiche di qualcun altro…

Non è un caso infatti che questo anime abbia in realtà un doppio finale: quello psicologico rappresentato dalle ultime due puntate dell’anime (in cui vediamo quasi un viaggio nella mente di Shinji, ma non solo nella sua) e quello più narrativo del film “The End of Evangelion”

A mio parere non è che quello del film sia un finale più comprensibile. Per certi aspetti siamo ancora di fronte alle seghe mentali (e purtroppo non solo mentali) del povero Shinji.

Certo, si arriva ad una spiegazione più approfondita della Seele e della NERV e sopratutto del “progetto per il perfezionamento dell’uomo”, ma ti resta sempre e cmq qualcosa che non torna.

A parte tutto questo è un anime che per molti aspetti ha fatto storia. Personalmente l’ho trovato molto intrigante e coinvolgente a partire dalla  sigla”Zankoku na Tenshi no Thesis”

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