Conan, ragazzo del futuro

 

TRAMA

 

La storia è ambientata nel 2028 in uno scenario postbellico.

Nel luglio del 2008 , durante la terza guerra mondiale, (gasp, mi devo mettere paura?) le esplosioni di bombe magnetiche (?) molto più potenti di qualsiasi arma atomica conosciuta distrussero in poche ore metà della superficie terrestre. (Oddio)

La stessa crosta terrestre ne risentì e l’asse di rotazione del mondo fu spostato. (Basta?)

 La conseguenza di questi sconvolgimenti fu la frattura dei continenti che in gran parte si inabissarono sotto gli oceani.  (Alèèèè)

Solo pochi sopravvissuti riuscirono per caso a salvarsi dalle ondate di marea, rimasero isolati nei pochi territori emersi e dovettero ricominciare da zero, fondando, nella maggior parte dei casi, villaggi agricoli. (come buttare  secoli di faticosa evoluzione in 5 minuti. Bravi Coglioni!)

All’epoca della storia, l’unica città-stato ancora basata sulla tecnologia è la dispotica Indastria, in cui le persone sono divise in caste e la maggior parte della popolazione è sfruttata dai potenti. (le buone abitudini non si perdono mai!)

Conan è un ragazzo nato dopo la catastrofe, unico bambino nato da due componenti del gruppo di astronauti che cercarono inutilmente scampo fuori dall’orbita terrestre e precipitarono dopo il cataclisma su un’isola deserta (beh, a mali estremi) ; essa era l’unico affioramento di quella che un tempo era una grande città, e che ribattezzarono “Isola Perduta“. (mi sa che si erano persi loro)

Ormai cresciuto, Conan vive sull’isola con il nonno, l’ultimo degli astronauti sopravvissuti, che pensa che sulla terra non siano rimasti altri abitanti oltre a sé stesso ed il ragazzo. (Ottimista non c’è che dire)

La vita di Conan è semplice e in intimo contatto con la natura; egli, dotato di una forza e un agilità fuori del comune, è un abile pescatore, in grado di resistere in immersione molto più a lungo delle altre persone. (praticamente è un bambino bionico, non è che ha subito qlc mutazione?)

Un giorno Conan trova sulla spiaggia Lana, una ragazza della sua età che, inseguita da un aereo (e lei com’era? A piedi? Camminava sulle acque?) , è naufragata sull’isola ed è svenuta.

Soccorsa e curata da Conan e dal nonno, la ragazza rivela che molte altre persone sono sopravvissute alla catastrofe ad Indastria e nella sua isola di Hyarbor, dove la gente vive in pace e armonia, anche se minacciata dalla lontana e aggressiva società di Indastria.  (e quando mai!)

L’arrivo sull’isola dell’aereo di Indastria (il Falco) sconvolgerà la vita di Conan, che in poche ore assiste al rapimento di Lana e alla morte del nonno, ucciso in un incidente mentre cercava di scacciare dall’isola gli arroganti invasori. (Ma poveretto, in 5 minuti gli portano via l’unica persona che conosceva e soprattutto l’unico essere umano di genere femminile che lui abbia mai visto!)

Conan promette al nonno di andare a cercare Lana, e di mettersi in contatto con le altre persone che vivono ancora nel mondo. (Anche perché la solitudine è un po’ bruttina)

Costruita con mezzi di fortuna la sua imbarcazione, Conan abbandona la sua Isola Perduta e comincia così il lungo viaggio che lo porterà alla liberazione di tutti gli uomini oppressi dalla tirannia di Indastria. (Vai Conan, tutto deve ricominciare!)

Conan, ragazzo del futuro, è stato il primo anime che mi abbia veramente preso. Avevo non più di 5 anni e volevo essere come lui.

Te credo: chi è che a 5 anni  non vuole saltare da 50 metri e non farsi niente, nuotare in apnea per 10 minuti come se niente fosse, avere le dita dei piedi prensili e mettersele nel naso! A dire il vero sono desideri che ho ancora adesso (tranne le dita dei piedi nel naso ovviamente)

A parte gli scherzi questo è un cartone che ha 30 anni (è del ’78, trasmesso in Italia ne’82) e che ancora, guardandolo adesso, ha mantenuto intatto tutto il suo fascino.

Una cosa è sicura: Conan, rispetto agli altri cartoni di quella generazione, è un gradino più in alto. D’altronde cosa aspettarsi da quel genio dell’animazione, da quel Monteverdi  (o John Lennon a seconda dei gusti) dei cartoni animati che è Hayao Miyazaki?

Già la sigla d’apertura è qualcosa di geniale: non solo è importante dal punto di vista narrativo perché ci fa vedere l’antefatto, ma ci immette direttamente nell’atmosfera della storia…

Personalmente parlando mi hanno sempre fatto molta impressione le immagini dei grattacieli in fondo al mare con i pesci che ci nuotano vicino.

Miyazaki ha sviluppato più volte questa tematica (un esempio per tutti: Nausicaa della valle del vento), ma qui, probabilmente perche è una serie e non un OAV, forse è tutto più completo.

Da una parte, il rimpianto per un mondo che non c’è più, per gli affetti che si sono persi (ahhh la scena di Mosley bambina con il suo cane…), dall’altra la consapevolezza che “un domani ancora c’è” e si può lavorare per evitare altre catastrofi.

E’ un contenuto molto profondo, ma allo stesso tempo comprensibilissimo per un bambino di 7-8 anni. In più aggiungiamo una bella dose di humor: in questo cartone si ride e si ride tanto!

Ci sono sequenze indimenticabili da questo punto di vista: il primo incontro tra Conan e quello che diventerà il suo inseparabile compagno di avventure ovvero Gimpsy ( la loro gara a chi è il più forte è fantastica!), i piagnistei del capitano Deis, il primo incontro con Lana (lui ha appena catturato uno squalo e la povera Lana la prima cosa che vede appena si riprende è proprio il muso del pescione. Te credo che sviene un’altra volta!)

Una parolina la spenderei anche per il rapporto che c’è tra Lana e Conan. Non si può certo dire che sia amore (d’altronde hanno 12 anni), ma c’è qualcosa di molto tenero nel loro rapporto. Le vicende li portano a separarsi di continuo e tutto quello che fanno è finalizzato a rivedersi…. Questa cosa mi toccava a 8 anni e mi intenerisce ancora oggi.

Peccato che Lana certe volte mi sembrava una novantenne per i discorsi che faceva! Mammamia che palle! Purtroppo il primo doppiaggio italiano è un po’ scadente (un doppiatore per più personaggi) e Lana ha un terribile accento romanesco! In certi punti aveva una recitazione così terribile che lo capivo io che avevo 7 anni! (tipo il discorso sull’energia solare. Mammamia!)

Un’ultima considerazione sul cattivone di turno ovvero Lepka (dato che Mosley si “converte”e si sposa pure Deis alla fine!)….

Lepka è un personaggio tragico. Miyazaky ha sempre tratteggiato così i suoi “cattivi”: con una punta di pietà! E Lepka non fa eccezione: è talmente ossessionato dal suo desiderio di avere l’energia solare per “nutrire” le fabbriche di Indastria e conquistare il mondo (petrolio non ce n’è più e loro si arrangiano con la plastica!) che rasenta la follia. (già il fatto che che abbia creato un posto dove “tutto è di pietra o di ferro e non c’è né un albero né un filo d’erba)

Questi personaggi tragici hanno ovviamente una punta di comico. Indimenticabile la scena in cui Conan (con le braccia e le gambe legate!) lo sbatacchia sul muro e la sua successiva reazione isterica. Ci scappa una risata in un momento dove la tensione è palpabile

Alla fine, quando precipita con il Giganto (uno di quegli aerei che 20 anni prima avevano distrutto la Terra con le bombe magnetiche) ci scappa quasi la lacrimuccia o cmq un senso di compassione….

 Conan, ragazzo del futuro: un cartone che farò vedere ai miei figli!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Death Note

EPISODI 37
PRODUZIONE: MADHOUSE
ANNO: 2006
 

TRAMA

Light Yagami è uno studente modello, annoiato dal suo stile di vita e stanco di essere circondato da crimini e corruzione. (questo è il mondo, bellezza)

La sua vita prende una svolta decisiva quando, nel 2003, trova per terra un misterioso quaderno con la scritta “Death Note“. (il nome mi pare beneaugurante)

Le istruzioni del Death Note asseriscono che qualsiasi persona il cui nome venga scritto sul quaderno morirà. (sarà l’agendina di Bin Laden)

Inizialmente scettico sull’autenticità del Death Note (DAGLI TORTO!), credendolo uno scherzo, Light si ricrede quando assiste alla morte di due criminali di cui aveva scritto il nome sul quaderno. Dopo aver incontrato il vero proprietario del Death Note, uno Shinigami (let. Dio della morte) di nome Ryuk, Light cercherà di diventare il “Dio del nuovo mondo”, mondo di cui lui stesso decide leggi e punizioni. (un po’ megalomane il ragazzo)

In breve, il grande numero di morti inspiegabili cattura l’attenzione dell’Interpol (mi sa che il caro Light si è lasciato prendere la mano) e di un misterioso detective conosciuto solo come L.

L. scopre in breve tempo che il serial killer, soprannominato dai media Kira (è la pronuncia giapponese della parola Killer, ma allo stesso tempo è un nome proprio derivante da “ikari” che vuol dire “splendente” ), si trova in Giappone.

L. conclude anche che Kira può uccidere solo conoscendo la faccia e il nome delle persone che vuole eliminare. Light capisce subito che L sarà il suo più grande nemico, e da qui ha inizio una sfida fra i due per provare la propria superiorità mentale (ne vedremo delle belle)

 

Death Note è un anime tratto da un manga  ideato e scritto da Tsugumi Ohba e disegnato da Takeshi Obata che è stato trasposto in un anime e in 2 live action. Già questo dovrebbe essere indicativo sul suo successo.

I diritti sono stati acquistati dalla Panini ed è tuttora in via di doppiaggio. E’ quindi probabile che lo vedremo presto sui nostri schermi (preferibilmente MTV, non oso pensare alle orrende censure che potrebbe fare Merdaset, pardon, Mediaset)

Io naturalmente l’ho visto subbato e……MI E’ PIACIUTO DA MORIRE!

Il soggetto è curioso e interessante. Diciamoci la verità: che faremmo noi se avessimo un quaderno del genere? Lo useremmo? Già qua se ne partirebbe un dibattito con i fiocchi.

In più i personaggi sono caratterizzati molto bene. Non pensate che il nostro Light sia il classico ragazzo secchione e un po’ sfigato. Questo è praticamente uno degli studenti più bravi del Giappone (e quindi del mondo, dati i loro standard).

Non solo: è anche un gran figo! Peccato che, nella sua superiore visione delle cose, se ne freghi di tutto e di tutti. In realtà ha delle grosse manie di grandezza e si dispiace di non avere abbastanza potere per esercitare le sue capacità superiori.

Provate a vedere la sua espressione quando capisce le potenzialità del Death Note  e dice : “Sarò il Dio del nuovo mondo!” E’ terrificante!

Nel contempo il suo rivale, L, è un autentico genio dell’intuizione (al suo confronto Sherlock Holmes è un ragazzino delle elementari).

Peccato che anche lui abbia qlc problema: in pratica mangia solo dolci (e non ingrassa un grammo,sto str….), si siede in un modo tutto suo e così via discorrendo.

Altro elemento importantissimo è il sovrannaturale. Il Death Note è di proprietà di uno Shinigami (un dio della morte giapponese) che, annoiato, lo ha lasciato cadere sulla terra per “vedere l’effetto che fa”.

Avrà la sua parte in questa storia…

Dal punto di vista narrativo la prima parte della serie è semplicemente grandiosa: lo scontro di queste due intelligenze sopra la media si esplica in una specie di partita a scacchi piena di colpi di scena.

Purtroppo dalla 25° puntata la tensione cala un pochino (ma solo perché è praticamente impossibile fare 37 puntate allo stesso livello), fino al finale che, probabilmente, sarà oggetto di altre belle discussioni.

Un plauso anche alla colonna sonora che è pregevole (il tema di Light  per chitarra è stupendo) e alle animazioni che sono veramente ben fatte.

 

 

 

 

Neon Genesis Evangelion (ovvero: come psicanalizzarsi in 26 comodi episodi)

TRAMA

Nell’anno 2000 un gigantesco cataclisma sconvolge la Terra (cominciamo bene): un’enorme esplosione avviene nell’Antartide, provocandone la disgregazione e lo scioglimento. Le fonti ufficiali delle Nazioni Unite parlano dell’improvviso impatto di un meteorite di notevoli dimensioni (vallo a raccontare  a tua nonna!).

Tutto questo passa in secondo piano rispetto alle conseguenze della catastrofe, e cioè l’innalzamento dei mari, lo sconvolgimento climatico (dovuto anche ad una leggera modifica dell’inclinazione dell’asse terrestre) e delle guerre scoppiate fra le nazioni per accaparrarsi i territori rimanenti. (ALLEGRIA!)

Ne consegue che la popolazione viene decimata scendendo a tre miliardi di individui; l’umanità si trova ora dinanzi il difficile obiettivo di ricominciare da capo e ricostruire la propria civiltà gravemente danneggiata. Nella memoria di tutti, ad ogni modo, il cataclisma rimarrà per sempre conosciuto come “Second Impact”. (Nome poetico!)

Anno 2015: l’equilibrio climatico si sta lentamente riassestando e le nazioni del mondo stanno lentamente ricostruendo ciò che avevano perduto.

Shinji Ikari, un introverso e chiuso quattordicenne giapponese che vive fin da tenera età con i nonni, riceve all’improvviso un messaggio dal padre, da cui venne abbandonato molti anni prima (e che vuole ora?), che lo invita a recarsi nella città di Neo-Tokyo 3, presso l’agenzia speciale Nerv, dove lui lavora. (mmm..la cosa mi puzza)

Inizialmente titubante, il giovane Shinji raccoglie il proprio coraggio e decide di reincontrare il padre dopo tanti anni. (al posto suo ci avrei pensato un altro po’…)

 Tuttavia una volta giunto a Neo-Tokyo 3, mentre attende l’arrivo di Misato Katsuragi, colei che dovrebbe raccoglierlo e condurlo dal genitore, scopre che una gigantesca e mostruosa creatura ha fatto la sua comparsa nella città evacuata. (Mi sta venendo un atroce sospetto…)

L’esercito di auto-difesa giapponese non ottiene alcun risultato negli attacchi sferrati contro la creatura, identificata come “angelo”.

Misato, con la sua auto, riesce a recuperare in tempo Shinji per condurlo alla base segreta della Nerv, dove il ragazzo scopre la verità (Ta – Dah!), cioè che suo padre è il comandante in capo della Nerv e che lui è stato chiamato per pilotare quella che sembra (mi raccomando “sembra”) essere l’unica speranza del genere umano contro gli “angeli”, e cioè la macchina multi-funzione umanoide Evangelion, modello 01 (abbreviato EVA-01), poiché il pilota dell’unita di prova EVA-00, la giovane Rei Ayanami, è infortunata gravemente.  (Lo sapevo io che c’era il trucco)

Per Shinji si presenta così una dura prova, chiamato improvvisamente dal padre che lo aveva abbandonato (essere spregevole) e che non vede da molti anni unicamente per guidare un gigantesco essere robotico (che si dimostrerà molto di più di un robottone) contro un misterioso nemico sconosciuto contro cui le armi convenzionali si sono rivelate inefficaci (Caro Shinji, mò sono uccelli per diabetici!!): e attorno a lui si dipaneranno gli intrecci fra le relazioni degli altri personaggi e i dubbi su cosa sono in realtà gli angeli, sul perché hanno attaccato la Terra, sulla verità riguardo gli Eva e sui misteri intorno alla NERV e alla SEELE.

 

Cari amici, siamo arrivati al vero psicodramma in forma cartoon. Evangelion è questo.

Innanzitutto possiamo vedere come il nostro Hideaki Anno mette insieme tutti i possibili luoghi comuni sogli anime giapponesi: abbiamo il protagonista orfano e sfigato, detentore del record mondiale di complessi (mentali), i cooprotagonisti che non stanno meglio (Asuka ha avuto la mamma morta suicida e Rei…..beh, Rei ha dei seri problemi di “identità”).

Direte: ma sono i problemi dell’adolescenza! POVERI ILLUSI!

Non è che gli adulti siano meglio: Gendo Ikari è un uomo che ha sacrificato l’amore del figlio per riavere la sua donna che è scomparsa durante una esercitazione nell’EVA (scomparsa nel vero senso della parola).  Il risultato è che diventato uno stronzo come pochi…

La signorina Misato Katsuragi ha avuto un tremendo rapporto con il padre e per questo non riesce a legarsi veramente con nessuno (neanche con l’uomo che ama) tranne che in un modo….

La dottoressa Ritsuko ha preso il brutto vizio di sua madre (che per altro si è suicidata): è l’amante del suo capo (ovvero Gendo).

In tutto questo metteteci il fatto che il robottone in questione NON E’ poi tanto robottone, ma dimostra di avere una vita propria andando in “bersek” ovvero incazzandosi come una bestia.

Potrei raccontarvi tutta la trama senza svelarvi niente e sapete perché? Perché ancora nessuno ha capito bene tutto. Evangelion è tutt’oggi studiato per capire il suo significato recondito.

Io penso che sia inutile. In realtà Evangelion non è altro che il frutto dell’autoanalisi di Hideaki Anno. (e questo lo ha detto lui) Già è difficile capire noi stessi, figuriamoci la psiche di qualcun altro…

Non è un caso infatti che questo anime abbia in realtà un doppio finale: quello psicologico rappresentato dalle ultime due puntate dell’anime (in cui vediamo quasi un viaggio nella mente di Shinji, ma non solo nella sua) e quello più narrativo del film “The End of Evangelion”

A mio parere non è che quello del film sia un finale più comprensibile. Per certi aspetti siamo ancora di fronte alle seghe mentali (e purtroppo non solo mentali) del povero Shinji.

Certo, si arriva ad una spiegazione più approfondita della Seele e della NERV e sopratutto del “progetto per il perfezionamento dell’uomo”, ma ti resta sempre e cmq qualcosa che non torna.

A parte tutto questo è un anime che per molti aspetti ha fatto storia. Personalmente l’ho trovato molto intrigante e coinvolgente a partire dalla  sigla”Zankoku na Tenshi no Thesis”

Pollon combinaguai

La storia tratta delle avventure della piccola Pollon, figlia del dio Apollo, che vive sul monte Olimpo con suo padre e tutti gli altri dei.  (una bella combriccola di deficienti…)

Pollon desidera sopra ogni cosa diventare una dea (d’altronde…); per riuscire nel suo intento deve riempire un salvadanaio a forma di trono con delle monete che riceve da suo nonno Zeus come ricompensa per le sue buone azioni. (ma non faceva prima a darle la paghetta?Avrebbe fatto meno danni!)

Le sue intenzioni verso il prossimo sono buone ma, spesso invece di aiutare qualcuno lo mette ancora più nei guai.  (e ti pareva!)

Incontrerà una sua protettrice personale, la Dea delle Dee, (un Padrino al femminile) che riesce a contattare con un fermaglio a forma di farfalla chiamato Miracolo Bon Bon. (ma prendeva anche Radio Maria quel coso?)

Le situazioni in cui si viene a trovare traggono spunto dalla mitologia della Grecia classica, spesso mutando anche la più triste tragedia in chiave umoristica. Durante lo svolgimento della storia vengono presentati di volta in volta gli dei dell’Olimpo e i miti a loro legati.

Essi compaiono allo spettatore come esseri tutt’altro che divini, fallibili e dediti al vizio e soggetti alle debolezze umane, proiettando sempre le situazioni da un punto di vista umoristico. (beh, era la concezione greca della divinità….)

 Alla fine della serie Pollon riuscirà ad ottenere lo status di divinità da Zeus che la nominerà Dea della Speranza, dopo aver estirpato i mali dell’umanità fuoriusciti dal vaso di Pandora. (e via verso nuove mirabolanti avventure)

 

Pollon, Pollon combina guai, nell’Olimpo felice tu stai, la rompiballe di tutti gli dei sei Tu” …..cantavano quei geni dei Gemboy.

DITEMI VOI SE NON AVEVANO RAGIONE!  Era assolutamente insopportabile!

Personalmente parlando l’avrei uccisa cento volte quando attaccava la sua orrenda nenia: “Sono la figlia di Apollo…son la figlia del Dio Sol!”

Ragazzi: Tricarico ubriaco è più intonato!

Ma, diciamoci la verità, cari amici della mia generazione, avremmo mai imparato la mitologia greca se non ci fosse stata lei?

Avremmo mai imparato che Afrodite era la dea della bellezza, che Zeus era uno che se la faceva con tutte (anche se non sempre aveva successo) e che Poseidone era il dio del mare, e tutto questo senza leggere alcun libro?

Ve lo dico io : NO!

Ok, c’è qualche licenza poetica: Apollo è un povero sfigato che fa un lavoro da cani. La moglie lo ha lasciato per andare a comperare le sigarette (sfido io: un marito mentecatto ed una figlia che è una zecca) e lui si barcamena portando il sole a spasso.

Eros è l’essere più brutto del mondo anche se è l’unico che chiama Pollon con suo vero nome: POPPANTE!

Procedendo con questo passo ccco i vari miti presi a sberleffi : la Sfinge che in realtà è una povera anima incompresa, Perseo che riesce a riconquistare il trono fingendosi il pasticcere di corte…

Riescono a far diventare una comica persino il mito di Piramo e Tisbe che è uno di più tristi di tutta la mitologia (in pratica una sorta di Romeo e Giulietta ante litteram) facendo dire a Piramo  che si sta infilzando: “Perché non esce sangue? Ah, è lo spadino giocattolo di mio cugino”….

Semplicemente geniale

Come geniale è la seguente filastrocca che SICURAMENTE tutti ricorderete

 Messaggio subliminale (ma neanche tanto) o semplice colpo di Alzhaimer?

Ai posteri l’ardua sentenza….

Il mistero della pietra azzurra

 

TRAMA

La storia di Nadia appare così semplice ma allo stesso tempo molto complessa, senza contare la misteriosa presenza della pietra azzurra che da un tocco di intrigo in più. anche perchè, fino alla fine non si capisce bene quale è lo scopo di essa. (E dov’è il bello sennò?).

Tutto ha inizio nel 1889 a Parigi dove il quattordicenne Jean vuole presentare, insieme allo zio, le sue invenzioni all’Esposizione Universale. (Buona fortuna ragazzo!).

Mentre sta lavorando ad una di queste, il ragazzo nota una deliziosa fanciulla che se ne va beatamente in bicicletta con il suo gattino (Non è un gattino!! E’ King, un cucciolo di leone!!).

Gli eventi precipitano quando improvvisamente un trio di ladri si mette all’inseguimento della ragazza per sottrarle la pietra azzurra che porta al collo. La grande abilità fisica porta il capo dei criminali (Rebecca, un’affascinante donna dalla folta chioma rossa), alla conclusione che quella ragazza fa parte del circo.  (Elementare Watson!)

Jean che credeva di non rivedere più la ragazza ha così l’occasione per conoscerla (Fortunello!)e per salvarla dal trio di criminali che nel frattempo cercavano di convincere il padrone del circo che la ragazza era la loro sorellina scomparsa tanti anni prima. (Beh, con tutti gli orfani che ci sono come scusa mi pare credibile.)

Jean scopre così che Nadia è orfana (ma và, ma non mi dire!) e che da quando era molto piccola lavora nel circo che considera la sua famiglia.(E l’hanno appena venduta. Ragazzi, ce ne vuole di coraggio…)

 L’unica cosa che la congiunge al suo passato,Nadia è convinta che le sue origini siano africane,sembra la misteriosa pietra azzurra la cui caratteristica è quella di illuminarsi ogni qual volta Nadia si trova in pericolo. (Bello! Una sorta di allarme incorporato! Lo voglio anche io!)

Il terzetto, da ladri di gioielli, si è accorto subito della particolarità della pietra (Mizzica, mica ci voleva un genio!) e vogliono quindi rivenderla. Addentrandoci nella storia scopriamo che i veri malvagi non sono Rebecca ed i suoi uomini, ma qualcuno ancora più potente e meglio organizzato. (Evvai con l’intrigo….)

Infatti il trio fa causa comune con Jean e Nadia a cui si va ad aggiungere la piccola Marie, che alla fine della serie coronerà il suo sogno d’amore con Sansone, uno dei ragazzotti agli ordini di Rebecca. (cioè—lei ha 5 anni e lui almeno 20…Si sta sfiorando la pedofilia…)

A questo punto fa la sua comparsa il Nautilus (un sottomarino avanzatissimo dal punto di vista tecnologico anche per i nostri tempi, figuriamoci per la fine del XIX Secolo!!!), che con il suo misterioso equipaggio, solca le fredde acque dell’Oceano Atlantico.

Il carattere introverso e sospettoso di Nadia la porta a voler fuggire dal sottomarino anche se la pietra non emana il solito segnale di pericolo (“Si sarà rotta!” dice Nadia a Jean, a sostegno della sua tesi. Compliments!).

Arrivati a questo punto la storia va a prendere i suoi lineamenti definitivi; Nadia scoprirà da dove proviene, chi sono i suoi genitori e che, purtroppo deve combattere per salvare ciò che ha di + caro.

 

Sono oramai passati più di 10 anni dalla 1° messa in onda di “Nadia – Il mistero della pietra azzurra” Era il 1993 ed io avevo 13 anni scarsi e già mi pareva molto ben fatto.

Ora, a distanza di tempo dico che è un capolavoro: un mix di humor, amore, avventura, mistero…un pò di mecha (il mitico Nautilus, ma non solo) che non guastano mai ed ecco a voi il primo grande lavoro del maestro Hideaki Anno.


Già la prima puntata mi aveva incuriosito: Il fatto che Jean provi ad “attraccare” (come si dice dalle mie parti) Nadia sulla Tour Eiffel appena costruita mi pareva quasi da film. Aggiungiamoci poi un terzetto di personaggi stile Yattaman  (almeno fino a quel momento) ed il gioco era fatto.

Certo che passare da 2 ragazzini in fuga da un gruppo di buffi delinquenti a Jean che punta una pistola a Nadia a bordo di un’astronave costruita dagli abitanti di Atlantide nell’ultima puntata….Non so se mi spiego!

In mezzo….di tutto e di più: la crescita di Jean e Nadia, il mistero di Atlantide, il Nautilus….

La mano dell’ideatore di Evangelion si vede (e, se ci fate attenzione, troverete in Evangelion un mare di omaggi e citazioni a Nadia), sopratutto nella caratterizzazione dei personaggi la cui psicologia cambia nel corso del 39 puntate della serie.

Almeno qua il nostro amico Anno non si psicanalizza troppo (Evangelion deve ancora arrivare a distruggere le nostre connessioni mentali), però riesce quasi a far fallire la Gainax (gli episodi sull’isola deserta sono di una pochezza tecnica impressionante).

A parte gli scherzi, questo anime soddisfaceva in pieno il mio desiderio di avventura, di azione, di amore (le puntate più belle sono forse quelle della maturazione di Jean e Nadia sia come persone sia nei loro reciproci sentimenti)

Non si può neache dire che ci siano dei personaggi secondari (basti pensare alla storia del capitano Nemo e di Elettra) o punti in cui la trama perde di fascino. Aggiungete una gran colonna sonora e qlc colpo di scena (Marie e Sansone….mah!)

Per finire ecco un piccolo video fatto da me

 

 

 

 

 

Elfen Lied

 

 

EPISODI 12 + 1 OAV

PRODUZIONE: GENCO

ANNO: 2004

 

 TRAMA

 

All’interno di un laboratorio segretissimo, Lucy tenta di scappare: è nuda, con una sorta di casco in testa che le copre il volto.

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: uccide chiunque le si pari davanti e senza l’ausilio di nessuna arma. Con la sola forza del pensiero (almeno così sembra a prima vista), massacra orribilmente le guardie del laboratorio. In più i proiettili non le fanno un graffio.

 

Arriva ad uscire dal laboratorio viene a trovarsi in cima ad uno scoglio a picco sul mare. Un cecchino è appostato per ucciderla con un colpo alla nuca, ma il tiro è impreciso. Protetta dal casco, la ragazza è solo ferita e precipita in mare….

Sulla spiaggia stanno passeggiando due ragazzi: Kouta e Youca. Kouta si è appena trasferito per studiare medicina all’università e sua cugina Youca gli ha fatto trovare casa in quello che prima era un ostello.

Kouta ha alle spalle una storia tragica: 8 anni prima ha perso il padre e la sorellina. Entrambi sono stati massacrati davanti a lui e lui stesso è stato ricoverato sotto shock per un anno intero. E chissà: forse per poter sopravvivere, Kouta ha completamente rimosso e pensa che suo padre sia morto in un incidente stradale e sua sorella di malattia.

Youca ha sempre avuto un debole per suo cugino ed ora, dopo tanti anni di separazione, forse è arrivato il momento giusto….

Sulla spiaggia però incontrano una ragazza nuda, ferita, con un paio di strane corna sulla testa. Considerando il fatto che si comporta esattamente come una bambina di 4 anni e che dice solo una parola (“Nyu”) i due ragazzi decidono di darle una mano e la portano a casa.

Chi è in realtà questa ragazza?

Che succedeva in questo laboratorio?

E le due corna sulla testa?

 

 

 

 

 

Diciamolo subito: Elfen Lied è un anime violento. Un classico seinen, cioè un anime con tematiche e contenuti per persone mature. Quindi se non sopportate la vista del sangue NON LO VEDETE! In più troverete anche diverse scene di violenza psicologica (la quale, secondo me, è ancora peggio di un braccio amputato o di una testa mozzata)

La violenza di Elfen Lied però non è una violenza fine a se stessa, assolutamente gratuita, ma  piuttosto il frutto di uno stato di disagio, anzi, di una vera e propria malattia mentale.

La duplice personalità di Lucy prima di tutto, ma anche quella malattia che si chiama “paura del diverso”. Questa paura del diverso (dell’essere umano mutato geneticamente in questo caso) è la molla che fa scattare tutti drammi e le tragedie di cui è pieno questo anime.

A contrastare tutto questo c’è l’atteggiamento di fiducia di Kouta, che è un ragazzo che si fa sempre in quattro per il suo prossimo. E non è un caso che casa sua diventi quasi una sorta di casa-famiglia per tutti gli “sfigati” che incontra. (compresa anche una bambina  vittima di una terribile situazione familiare)

 In questo rifugio si può forse trovare qlc che ti accetti per come sei….

In questo senso Elfen Lied è un anime che prima ti da un pugno allo stomaco e poi ti stringe il cuore. Chi ama commuoversi avrà pane per i suoi denti (anzi: fazzoletti per le sue lacrime):

Vi farete anche qlc risata quando vedrete Kouta mentre presta i suoi vestiti a Lucy/Nyu. Data la sua regressione infantile è come vestire un neonato. Peccato che la neonata in questione in realtà sia una bella ragazza. Vi potete immaginare il resto…..

Dal punto di vista tecnico le animazioni sono eccellenti e così pure il disegno. Molto toccante la opening ispirata al canto gregoriano con i quadri di Klimt.

Unica  pecca: forse un paio di puntate in più non sarebbero guastate (certi punti del plot narrativo rimangono un po’ oscuri).

Chissà: forse il finale (che ti lascia con un importante punto interrogativo) è il preludio per una seconda serie.

 

 

 

Lady Oscar (ovvero: ma perchè i cartoni non sono tutti così?)

 

TRAMA

Francia: XVIII° secolo. Il generale Jaryaes, non avendo eredi maschi, decide di allevare la sua ultimogenita come un uomo, e le impone il nome di Oscar Francois  (vatti a fidare dei genitori!).

All’età di 14 anni,  Oscar diventa capitano della Guardia Reale nonché  personale guardia del corpo della futura regina di Francia: Maria Antonietta d’Austria  (un compitino facile facile per iniziare)

Al fianco di Oscar, ,come miglior amico e fedele attendente, c’è André Grandier, nipote dell’anziana governante di casa Jarjayes.  (lui vorrebbe essere qlc di più, ma lei da quell’orecchio non ci sente)

Gli anni passano e Oscar vive emozionanti vicende e intrighi di corte, tra duelli e pericolosi attentati. Personaggi come la Contessa Du Barry, favorita di Luigi XV, o il Duca d’Orleans, spiccano tra i suoi avversari.  (direi che ha delle frequentazioni interessanti)

Per un breve periodo Oscar accoglie in casa sua una fanciulla del popolo, Rosalie, la quale si affeziona a lei profondamente. (e vabbè..diciamo che “le si affeziona”)

Rosalie scoprirà poi di essere la figlia illeggittima della Contessa di Polignac. (una madre così era meglio perderla che trovarla).

Costei è amica della  Regina (“amica” mi pare un termine improprio), ma donna ambiziosa e priva di scrupoli, che era anche la stessa persona che aveva  provocato la morte della madre adottiva di Rosalie.  (In pratica un gran bel pezzo di m….da)

Un altro episodio degno di nota è il caso del misterioso Cavaliere Nero (un Robin Hood transalpino), che coinvolgerà André con un risvolto drammatico: il giovane perde l’uso di un occhio. (Ovviamente per togliere dai guai Oscar la quale OVVIAMENTE continua a non cagarlo neanche di striscio)

L’esistenza di Oscar comunque non è piena solo di momenti di tensione e di combattimenti. Un uomo le fa battere il cuore (Vai Andrè che c’è speranza!): è il Conte di Fersen. (Andrè,  torna che è meglio.) 

Il nobiluomo svedese è da anni suo buon amico, però è innamorato, corrisposto, della Regina Maria Antonietta (classico esempio di amore impossibile).

In occasione di un ballo in maschera Oscar mostra tutta la propria femminilità ( te la sei tirata fuori dal cappello per quel pesce lesso? Oscar, ma guardati intorno!), ma solo per essere rifiutata da Fersen.

(il fesso non la riconosce e le parla di lei facendo le lodi più sperticate, ma terminando con un tragico: “Ebbene, questa donna è il mio migliore amicO. SEMPLICEMENTE TRAGICO)

La giovane delusa (TE CREDO) abbandona le sue velleità e si concentra solo sulla carriera militare, lasciando la guardia reale e diventando capitano dei soldati della guardia, in cui ritrova Andrè. (il quale si guadagna di diritto un processo di canonizzazione per direttissima)

Si giunge alle soglie della Grande Rivoluzione, nel 1789. 
E’ in quel delicato momento della sua vita che André -non riuscendo più a tacere i propri  sentimenti- le rivela di amarla, di averla sempre amata! 
(FINALMENTE!)

Luglio 1789: il popolo a Parigi decide di sollevarsi contro la monarchia. 
Ed è nelle ore tumultuose precedenti la Presa della Bastiglia che Oscar confessa ad André di aver infine scoperto di ricambiare sinceramente l’amore che lui prova ancora per lei. (meglio tardi che mai!)

Per loro due, insieme, sono brevi attimi di felicità.(coronati da una tenerissima scena d’amore)

Il giorno dopo, André viene colpito a morte durante uno scontro a fuoco con i soldati del  Royale Allemande, un contingente straniero chiamato in Francia dalla Regina Maria Antonietta. (Ma che sfiga)

Dopo aver perduto l’uomo che troppo tardi aveva compreso d’amare, Oscar guida i Soldati della Guardia nell’attacco dei Parigini alla Fortezza della Bastiglia. 

E’ il 14 Luglio. 
Durante la battaglia, Oscar perde la vita. Non assisterà così alle grandi tragedie che
porterà la Rivoluzione, né potrà vivere in quel nuovo mondo che aveva in piccola parte contribuito a far nascere. tragedie che porterà la Rivoluzione, né potrà vivere in quel nuovo mondo che aveva in piccola parte contribuito a far nascere……

 

Signore e signori, ecco a voi il più bel cartone che sia mai stato realizzato!

Ok, dopo questa mia “misurata” affermazione andiamo con ordine.

Era il lontano 1982 quando in Italia comparve questa serie tratta da “Versailles non Bara” (Le rose di Versailles) dell’ormai mitica Ryoko Ikeda (la quale è una sorta di persona di famiglia per gli appassionati del genere)

Il successo fu simile a quello che ottenne in patria. A parte il merchandising credo sia stato l’unico anime ad essere trasposto in un live action (un film con attori in carne e ossa tanto per intenderci) di produzione occidentale (Già perchè in Giappone fare un live action di un anime di successo è la norma. Vedi sailor Moon) Che poi il suddetto film fosse una ciofeca allucinante è un altro paio di maniche cmq…

 Non c’è bisogno di particolari studi per capirne il successo: la trama è intrigante (è il classico esempio di come i cartoni di una volta erano veramente istruttivi. Io a 6 anni sapevo chi era Maria Antonietta), i disegni bellissimi (opera dell’altrettanto mitico Shingo Araki), la colonna sonora stupenda.

 

Certo, quello che intriga di più è l’ambiguità di Oscar. Ambiguità che però non è mai spinta (e non certo perchè i giapponesi si vergognino, anzi…) In questo senso la censura italiana compie delle autentiche gaffe!

Per esempio: nella versione giapponese (tratta dal manga) Oscar a corte viene sempre chiamata “Capitano” e poi di seguito” Comandante”, in pratica sottolineando che a corte NON SI SA CHE OSCAR E’ UNA DONNA!  (almeno per un certo periodo)

In questo modo si ha una spiegazione logica del fatto che abbia sempre 3 o 4 cortigiane che le sbavano dietro. E’ ovvio, credono sia un LUI!

 Nella versione italiana è sempre chiamata ”MADAMIGELLA!” (Orribile). Di conseguenza le cortigiane assatanate fanno un’altra impressione (anche se la traduzione italiana cerca inutilmente di edulcorare il testo….Tentativo patetico).

Per dire come da questo punto di vista i giapponesi si fanno molti meno problemi di noi c’è una scena del manga (nell’anime è appena accennato) che vale la pena di raccontare:

 I genitori di Oscar, capendo che la situazione politica sta degenerando, tentano di “salvare” la figlia attraverso un matrimonio. In questo modo vorrebbero costringerla a lasciare l’esercito dove, inevitabilmente, rischierebbe la vita.

 Chi è il fortunato? Girodel (sì, proprio lui!). Ovviamente Oscar non ne vuole sapere (bellissima la scena in cui il padre le butta addosso un vestito da donna come molto tempo prima aveva fatto con l’uniforme). Ma Oscar non ha più 14 anni e si presenta alla sua “festa di fidanzamento” in divisa. Non solo si mette palesemente a corteggiare ogni dama presente, ma addirittura si avventura in un bacio (e non sulla guancia!). Ecco, questi sono i giapponesi.

 Per il resto che dire? Se ne potrebbe parlare per settimane. Ogni aspetto di questo cartone mi piace. Anche le storie parallele (per esempio quella di Rosalie e sua sorella Jeanne) sono fatte a meraviglia.

Nel manga ci sono molti più momenti divertenti che stemperano la tensione. E forse è proprio per questo che sono stati tolti nell’anime.

 Il risultato è che le utime 15 puntate sono quasi angoscianti. Si ha quasi l’impressione di “vedere” in diretta la morte di quel mondo dorato che era la monarchia francese (forse in questo senso la morte del primogenito di Maria Antonietta, Josef, è veramente indicativa).

Ed è come se questa morte trascinasse con sè anche chi se ne è voluto allontanare come Oscar (che, ricordiamolo, muore senza più nessun titolo nobiliare e sopratutto cmq condannata dalla tisi che lo stesso Josef le aveva passato).

 Mammamia, sto diventando patetica! Una cosa è sicura: questo cartone è talmente bello che mi viene difficile scherzarci su, anche se i motivi per farlo sarebbero tantissimi. Primo fra tutti quel gentiluomo che è Andrè Grandier.

 Non solo è un fine psicologo (capisce che il problema è proprio la confusione che Oscar ha in testa), ma cerca di fare di tutto per risolvere la situazione (memorabile la scena in cui le strappa la camicetta con annessa la famosa frase: “Una rosa non potrà mai essere un lillà”)

Aspetta in pratica per tutta la vita e quando, finalmente, Oscar si convince, che succede? Muore! Per altro la sua morte è una delle scene più tristi della storia dei cartoni animati.

Una piccola nota a  margine: questo è l’unico anime che jha mantenuto, nelle sue innumerevoli repliche, l’orario di trasmissione originale.

Quindi mi piace pensare che le giovani generazioni, dopo essersi rincretinite a forza di Yu-ghio, Pokemon e quella chiavica di Dragon Ball, possano godersi, dopo il riposino pomeridiano, un autentico pezzo di storia dell’animazione.

C’E’ SPERANZA!

Georgie

 

TRAMA

 Georgie è una biondissima bambina che vive felice e spensierata in Australia insieme agli adorati fratelli Abel e Arthur. (passava le giornate a correre felice sul prato…) Purtroppo la loro serenità viene attaccata dalla morte prematura del padre (che cosa orrenda!) che in effetti era molto più dolce e soprattutto più affezionato a Georgie rispetto alla madre.

Infatti Georgie non è veramente figlia dei Buttman ma è stata trovata nel bosco che era ancora in fasce.  (ORA SI SPIEGA TUTTO!). Gli anni passano e Georgie diventa una splendida ragazza, così bella, gentile e allegra che Abel e Arthur si innamorano di lei. (Logico!) Abel che è il più passionale e impulsivo  (ed è molto meglio di Arthur  by me!) non riuscendo a trattenere i propri sentimenti decide di imbarcarsi come mozzo (ci mancava solo che si arruolava nella Legione Straniera) per cercare di dimenticare la “sorella”.

La lontananza non servirà a niente perchè Georgie le manca ancora di più. (Lo diceva anche Seneca a Lucilio) Così dopo circa un anno il bellissimo Abel decide di tornare in Australia.  (E fa benissimo, conoscendo Georgie)

Georgie intanto ha conosciuto il giovane Lowell, biondo e affascinante. (Come volevasi dimostrare)

La madre la reputa responsabile dell’attrito che si è venuto a creare tra Abel e Arthur  (Eddai, se non riescono a mettersi d’accordo non è colpa di Georgie!) e in un eccesso d’ira le rivela la verità. Georgie disperata scappa ma cade nel fiume.  (Mi sa che non è stata una grande idea dirle la verità!)

Sarà Arthur a salvarla da morte sicura riscaldandola con il proprio corpo  (Questa è grandiosa come scusa) 

Abel così può dichiararle il suo amore, (ma non lo sa cosa ha fatto suo fratello vero?) ma anche a causa di questo Georgie decide di andare in inghilterra per cercare Lowell (MA PERCHE’? ) e le sue origini nascoste dietro il braccialetto d’oro che ha da quando è piccola.

Abel e Arthur non riescono a fermarla e la madre, pentita, muore per attacco cardiaco. (Ah mi pareva strano che non moriva più nessuno)

Georgie riesce ad imbarcarsi sotto il nome di Joe Buttman e per far credere di essere un ragazzo taglia i suoi bellissimi capelli. (direi che la cosa ha una sua logica)

Arrivata in Inghilterra viene accolta dai Burnes una ricca famiglia la cui figlioletta, Katrine, si è invaghita di Joe. (certo che Georgie fa uno strano effetto a tutti) 

Dopo aver scoperto che il suo bel marinaio è una ragazza fa di Georgie la sua migliore amica. (basta sapersi accontentare)

Intanto Abel si è imbarcato anche lui verso l’Inghilterra pronto a riportare Georgie in Australia. (un viaggetto leggero…)

Non sa nemmeno lui che anche Arthur dopo aver celebrato il funerale della madre si è imbarcato. (povero fesso, non sai quello che ti aspetta!)

Georgie finalmente incontra Lowell, ma il loro amore è ostacolato dalla perfida Elise, nipote del potente Duca Dangering. (Ma chissà perchè) 

Georgie e Lowell scappano in un paesino pronti a vivere una nuova vita (ma che romantici!) ma Lowell si ammala di tisi (Mi pareva troppo bello per essere vero) e Georgie lo riporta a tradimento da Elise, l’unica che può farlo curare. (Se questo non è amore…)

Abel e Georgie si incontrano, ma tempo dopo vengono a sapere che Arthur è prigioniero del Duca Dangering (quel bamboccio si mette sempre nei guai!) il quale figlio abusa di lui. (COOOOOOOSA?)

Georgie ritrova suo padre venendo a sapere quindi che è figlia del Conte Gerard, il quale, accusato di tradimento, era stato condannato ad essere deportato in Australia. (In quel periodo l’Australia era l’Alcatraz dell’Impero Britannico).

Dopo esseresi riconciliati, padre, figlia e Abel cercano di trovare una soluzione per liberare Arthur e per smascherare Dangering, il quale sta facendo un complotto contro la regina. (ci mancava solo l’intrigo internazionale…)

 

DOPPIO FINALE

Nell’anime tutto si risolve in una bolla di sapone: Abel uccide il figlio di Dangering e il complotto viene scoperto. Abel, Arthur e Georgie tornano felici e contenti in Australia. (Ma che banalità…)

Nel manga invece Abel e Arthur si scambiano e Abel uccide il figlio di Dangering, ma viene scoperto e condannato a morte. (Mi viene da piangere…)

Prima dello’esecuzione Georgie va a fargli visita e gli rivela il suo amore. I due finiscono “insieme”. (E diamogliela questa soddisfazione prima di morire a ’sto povero ragazzo!)

Passa tempo e Georgie è incinta. (ma guarda tu) Il giorno dell’esecuzione Abel smaschera Dangering, ma egli riesce a liberarsi e gli spara. Abel muore. (NOOOOOO)

Georgie da alla luce Abel Junior (che fantasia…) e insieme ad Arthur torna per sempre in Australia.

 

Iniziamo da questo:  sebbene sia tremendamente più triste, preferisco il finale del manga. E’ più verosimile. Anche perchè nel cartone non si risolve il dilemma centrale (quello che fa muovere tutta la storia) e cioè: ALLA FINE GIORGIE CON CHI STA? Con Abel o con Arthur? Oppure si strugge ancora per quella chiavica di Lowell?

A proposito di Lowell…fatemi spendere 2 parole su questa specie di catorcio umano (in tutti i sensi)

Io non ho mai capito se amava Georgie o meno.  Più che altro mi pareva un ragazzo viziato che, stufo della sua vita, trova in Georgie una valvola di sfogo alla sua voglia di libertà. Certo, arriva anche a scappare con la sua bella, ma lì il destino lo stronca definitivamente attraverso la tubercolosi. Ok è un pò sfigato ammettiamolo (essere riportato come un pacco postale a casa non è bello)

Però, se io fossi stata in lui, me ne sarei scappato immediatamente..D’altronde, meglio una vita breve con chi ami, che una lunga con una persona che non puoi vedere. Sbaglio?

Tralasciando questi partcolari, a me questo cartone piaceva molto più di Candy Candy. Trovavo i personaggi molto più veri. Ricordo ancora quanti pianti mi sono fatta quando muore il padre adottivo (peraltro una morte bruttissima: setticemia seguita ad una ferita procuratasi per salvare Georie durante una gita sul fiume)

Poi tutto il confronto tra i due fratelli è veramente intrigante. Per la cronaca io parteggiavo per Abel. Un tipo così ingenuo come Georgie (che sembra peraltro non accorgersi dell’effetto che fa a chiunque sia di genere maschile) aveva bisogno di uno deciso come lui (non si fa scrupoli di prendere a cazzotti quel bamboccione di suo fratello)

Cmq Arthur sarà anche un bamboccione, ma forse è un filino più furbo….

Candy Candy (ovvero la sfiga fatta persona!)

 

TRAMA

La storia inizia con l’abbandono di due orfanelle, Candy ed Annie, presso l’orfanotrofio religioso Casa di Pony, retto da Miss Pony e da Suor Maria. (ecco, iniziamo bene)

Quando Annie verrà adottata dalla ricca famiglia Brighton, Candy resterà all’orfanotrofio sentendosi sola e ferita, fino al giorno in cui, sulla collina dove era solita ritirarsi nei momenti di maggiore tristezza, incontra un giovane dai capelli biondi vestito con un kilt scozzese, che la consola suonando per lei la cornamusa che porta con sé. (Giusto! Ora si esce abitualmente in kilt. Con annessa cornamusa che, notoriamente, è uno strumento molto maneggevole! Ma per piacere! E’ più plausibile che si sia fatta una canna con qlc pianta strana della collina. D’altronde se era depressa…)

 Prova di questo incredibile incontro sarà per Candy la spilla a forma di aquila con sopra una lettera “A” che il giovane, da lei soprannominato il Principe della Collina, ha perso danzando. (Danzava pure? Mentre suonava la cornamusa? E il Kilt non gli saliva? Continuo a propendere per l’ipotesi “canna”)

Di lì a poco anche lei sarà quindi adottata da una potente famiglia aristocratica, i Legan.  (che brutto acquisto che avete fatto!). Candy si troverà così in un ambiente del tutto nuovo per lei. I modi sofisticati e le convenzioni della sua nuova famiglia , ma soprattutto dei due viziati figli dei Legan, Iriza e Neil, mal si addicono al carattere spontaneo e vivace della ragazza che finirà a fare la cameriera e relegata a dormire nella stalla. (vabbè che Iriza e Neil sono 2 stronzi, ma lei era una gran rompipalle!)

Attraverso i Legan, Candy entra in contatto con la famiglia Andrew, della quale riconosce lo stemma per averlo già visto sulla spilla caduta al Principe della Collina.  (Aridaglie co’ sta storia!) Il capofamiglia, il misterioso zio William, è spesso assente, (e quando mai!) ed in sua vece è quindi l’arcigna ed anziana zia Elroy a prendere le decisioni importanti. Candy fa amicizia con i tre nipoti della donna: Archie, un vero damerino, suo fratello Stear, un inventore pasticcione, e soprattutto il loro cugino Anthony, incredibilmente somigliante ancora a quel Principe della Collina incontrato anni prima.  (un bel trio di sfigati, sopratutto l’ultimo!)

Tra Candy e quest’ultimo nasce un sentimento molto forte, tanto che quando i Legan vogliono mandare Candy in Messico, (E perché non in Groenlandia?) il ragazzo e i suoi cugini faranno di tutto per impedirlo, (Ragazzi, non vi conviene) fino a convincere la propria famiglia ad adottarla e farne una Andrew. (peggio per voi! Io vi ho avvertito!) 

È in questo periodo che Candy conosce anche Albert, un giovane vagabondo che vive in un rifugio nella foresta circondato da animali. (ma tutti lei li va a trovare?) Le cose sembrano andare per il meglio ma durante una battuta di caccia alla volpe, Anthony muore cadendo da cavallo. (FUORI 1) Distrutta dal dolore Candy torna alla Casa di Pony per ritrovare la serenità perduta. (Ti prego restaci!)

È lì che un emissario dello zio William la raggiunge per mandarla a Londra a studiare in un esclusivo collegio dove sono stati già mandati Archie e Stear. (ma se lo poteva anche risparmiare)

Durante la traversata in nave Candy incontra un ragazzo che in un primo momento scambia per Anthony, e che la prende in giro senza dirle il suo vero nome. (ma che simpaticone!)

Alla Royal Saint Paul School la ragazza ritrova la sua vecchia amica Annie, che si innamorerà di Archie, (certo che il mondo è piccolo) e farà amicizia con Patty, una ragazza saggia ed occhialuta, futura fidanzata di Stear.

Nel collegio Candy s’innamorerà quindi di Terence Grandchester, proprio quel giovane che la ragazza aveva incontrato durante la traversata in piroscafo e che si rivela essere un aristocratico angloamericano, spavaldo ed anticonformista, ma capace di un amore profondo verso Candy. (contento tu)

La storia d’amore tra i due giovani sarà travagliata e sofferta, anche perché osteggiata da vari personaggi, come Iriza Legan, che con i suoi sotterfugi riuscirà a fare espellere Candy dalla scuola. (ma farsi i cazzi suoi, mai, vero?)

Candy decide quindi di lasciare Londra, come ha già fatto Terence e, tornata in America, di fronte al dramma della guerra incombente comprende qual è la sua missione nella vita: diventare un’infermiera. (Fantastico, ci mancava solo la crocerossina). Così, grazie anche all’aiuto di Miss Pony, si iscrive presso la Scuola per Infermiere retta da Miss Mary Jane.

Mentre gli Stati Uniti entrano nella “Grande Guerra”, Candy si trasferisce a Chicago per lavorare presso il principale ospedale della città, il Santa Johanna. Qui ritrova l’amico Albert, il quale, sempre a causa della guerra, ha perso la memoria e per curarlo meglio Candy va a vivere con lui. (Hai capito la ragazza)

Sembra che finalmente le cose stiano iniziando ad andare per il verso giusto (conoscendo il tipo, non mi farei illusioni) per la ragazza, che riceve anche un invito dall’amato Terence per la prima di “Romeo e Giulietta“. Emozionata Candy si reca dunque a New York, dove però l’attende una dolorosa notizia. (MA NON ME LO SAREI MAI ASPETTATO!)

Durante le prove per lo spettacolo Susanna Marlowe, una giovane collega di Terence perdutamente innamorata di lui, per salvarlo dalla caduta di un riflettore, perde però una gamba, spezzando così la sua carriera. Il già forte senso di colpa di Terence è alimentato anche dall’ira profonda della madre della ragazza, la quale pretende che le resti accanto per tutta la vita. (Che situazione di merda!)

Consapevole della storia fra Candy e Terence, Susanna decide di togliersi la vita (ALLEGRIA!),  per non provocare l’infelicità di colui che ama, ma Candy, che ha capito le sue intenzioni, riesce a convincerla ad abbandonare il suo proposito. Col cuore spezzato la “signorina tutte-lentiggini” (soprannome affibbiatole da Terence ai tempi del collegio) decide dunque di lasciare Terence e di ritornare a Chicago. (Mi viene da piangere).

Nel frattempo Stear decide di partire come pilota volontario per andare a combattere nei cieli d’Europa, dove morirà tragicamente. (FUORI DUE!)

I guai però non sono finiti. (veramente??) 

 

Infatti, Neal, innamoratosi di Candy e furioso per il suo rifiuto, (Ma che si aspettava?) la fa cacciare da tutti gli ospedali della città. (Bravo! Proprio un genio della seduzione)

La ragazza decide allora di aiutare un vecchio dottore nella gestione di una piccola clinica di periferia. Una sera però, la sua vita viene nuovamente sconvolta: Albert, che nel frattempo ha segretamente ritrovato la memoria, è partito e Terence, come è annunciato su tutti i giornali, sopraffatto dal dolore, ha abbandonato Susanna ed il teatro.  (Si sta cadendo nel ridicolo…)

Albert incontra Terence in un pub completamente ubriaco (beve per dimenticare) e lo porta a vedere Candy che, nonostante tutti i guai, continua a lottare contro le avversità.

Grazie a questo incontro, che resterà segreto, Terence decide allora di riprendere in mano la sua vita (Bravo!) e di tornare dall’altra donna che per lui sta terribilmente soffrendo, Susanna. Candy apprende intanto che la famiglia Legan sta organizzando il suo matrimonio con Neal, per volere dello zio William. (Ma PERCHE?)

Furiosa, riesce a rintracciarlo e, quando finalmente lo incontra, scopre con sommo stupore che questi in realtà è Albert, il buon amico che l’ha sempre aiutata. (NOOOOOOOOOO)

I due chiariscono ogni cosa e il matrimonio viene annullato. Il finale vede una gioiosa festa alla Casa di Pony, dove tutto è cominciato ormai sedici anni prima. (con qlc assente…)

Allontanatasi dalla festa, Candy, passeggiando per la collina che tanto ama, sente nuovamente il suono di una cornamusa: si volta e con sorpresa rivede quel “principe” che non ha mai dimenticato e che altri non è che Albert. (Che finale ……)

 

Vabbè, la storia l’avete letta: Dickens con una spruzzata di Rosamunde Pilcher…Praticamente una lagna lunga 115 puntate!

Ok, ok, non nego che anche io, in tempi non sospetti, mi sia fatta prendere da questo cartone. D’altronde, si sa, ad una certa età si è facilmente suggestionabili. Ciò però non ha impedito il fatto  che il personaggio di Candy mi stesse veramente sulle scatole! D’altronde una così o la si ama o la si odia…

Stendiamo un velo pietoso sul fatto che lei sia una portatrice sana di sfiga (secondo me la sfiga nella realtà non esiste, ma nei cartoni eccome se c’è!)……

Ora io dico:

genitori, morti
i compagni di orfanotrofio, pieni di problemi

Anthony, gran cavallerizzo, casca da cavallo e crepa
(
Steve, pilota abilissimo, precipita

Flammy (collega di Candy in ospedale) va in Crimea e muore
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Albert perde la memoria
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Susanna è vittima d’una amputazione
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il vecchiaccio infame dell’ospedale stava benissimo, l’incontra, diventa buono, e guarda caso schiatta…

Solo in tre si sono salvati dalla furia devastatrice di Candy:

Zia Erroy perché era più coriacea di lei (e forse perchè i veri stronzi galleggiano sempre)
Archie perché dei tre fratelli era l’unico che non le piaceva
e Annie, probabilmente perché averla come amica del cuore era già una sfiga di suo!

A parte tutto, forse quello che non mi convinceva era proprio il motivo di fondo: Candy, dopo tutto quello che gli capitava cmq riusciva ad avere il sorriso sulle labbra. Anzi, riusciva a scherzare come una matta!

Per carità, è un messaggio bellissimo, però (con tutto quello che succede) non STA IN PIEDI!

E poi alla fine, con Albert, CI STA O NON CI STA? Nel cartone non si capisce (leggendo il manga in realtà qlc succede). D’altronde con dei tipi come  Archibald e Alistear (sì, sono Archie e Stear avete capito bene) che cosa vuoi fare: uno che non pensa ad altro che a fare invenzioni strambe e l’altro che passa la giornata davanti allo specchio dicendo: “Quanto sono fico!” .Ma che cosa vuoi combinare?

E poi io dico: quando finalmente ne trovi uno che veramente è un gran figo (alzi la mano qualunque rappresentate del genere femminile che non abbia detto o pensato questo di Terence) che fa? Lo condanna per tutta la vita a stare con una ragazza che fondamentalmente non ama? (vabbè, anche Susanna ha le sue colpe. Non si tiene una persona legata a sè con la minaccia di ammazzarsi..).

E meno male che l’aveva pure baciata! (Ok, bacio un pò preso per forza..Ma d’altronde che ti aspetti…. Lui ti invita a ballare e ti che fai? Gli parli del tuo amato morto?) MA NON ESISTE PROPRIO!

Ma, a questo punto non era meglio che quella santa donna di Miss Pony la lasciava nella fredda neve?

Ai posteri l’ardua sentenza!

Il grande sogno di Maya (ovvero: l’Actors Studio in salsa giapponese)

TRAMA

Siamo nella ridente e portuale città di Yokohama. (Ecco….sarà una delle poche cose che rideranno in questo cartone)
Maya Kitajima, la protagonista della storia, è una ragazzina di tredici anni che lavora in un ristorante insieme alla madre. (del padre manco l’ombra vero?)
Come tredicenne forse non avrà le idee molto chiare sul suo futuro, ma in compenso sa benissimo cosa le piace. (almeno….) Maya ha da sempre una profonda passione per il teatro. Farebbe qualsiasi cosa pur di poter assistere ad uno spettacolo teatrale. (basta comperare il biglietto…)

Una sera viene notata da una misteriosa donna dai lunghi capelli neri che le coprono metà del viso. (mammamia!)

Dal momento in cui Chigusa Tsukikage, questo è il nome della donna, entra nella vita di Maya, tutto cambia per lei, e il suo grande sogno di poter un giorno recitare, spicca il volo. (Evvai!)


Maya decide di seguire la signora abbandonando la madre, che a modo suo  (a modo suo….appunto) le vuole bene ma non capisce le sue aspirazioni (sai che novità!). Inizia così un lungo periodo di apprendistato, insieme ad altre ragazze, nella compagnia teatrale Tsukikage, che funge contemporaneamente da scuola di recitazione.


Ma chi è la signora Tsukikage e quale mistero cela il suo passato?  (Ecco… chi è?). Diversi anni prima, era stata una famosa attrice, l’unica che fosse stata scelta per recitare nell’ambito ruolo della protagonista di “KURENAY TENNIO” (La Dea Scarlatta), opera di cui adesso possiede tutti i diritti.(e mi sa anche i doveri!)
Purtroppo un grave incidente di cui porta ancora addosso i segni (metà del suo volto è sfigurato), la costrinse a troncare la carriera.  (Ecco perchè era così stronza..) Ma Chigusa, testarda e volitiva, nonostante non reciti più, non ha mai abbandonato il teatro. (Purtroppo)

 

E’ alla ricerca di un’attrice che possa degnamente ereditare il ruolo della “Dea Scarlatta”, e proprio per questo scopo ha deciso di insegnare la recitazione alla giovane Maya, nella quale ha riconosciuto uno straordinario talento grezzo. (Che fortuna che hai avuto, Maya!)
Una volta entrata nel mondo del teatro, Maya incontra molte nuove persone: amici, nemici e rivali. (E’ la vita, ragazza!)


La sua più grande rivale diventa Ayumi Himekawa, una sua coetanea, ma già nota attrice, figlia d’arte. Le due ragazzine sono come due facce di uno stesso specchio. Il loro talento è equivalente. (Ma Ayumi è DECISAMENTE più antipatica)
Tra gli amici, ce n’è uno che vorrebbe essere per Maya qualcosa di più (ma “la regola dell’amico non sbaglia mai…”): un giovane promettente attore di nome Yuu Sakurakouji. E’ un ragazzo sincero e leale che prova nei confronti di Maya un’immediata e sincera simpatia. (e chiamiamola simpatia)


Ma il personaggio sicuramente più interessante di tutta la storia è un altro…. Masumi Hayami, ha 23 anni ed è un giovane ma potente impresario teatrale. (avrà amicizie importanti)


Masumi è considerata una persona priva di scrupoli nell’ambiente in cui lavora, forse perchè ha sempre ottenuto, in un modo o nell’altro, tutto quello che ha voluto. (idem come sopra)


Sua grande ambizione è mettere in scena proprio “La Dea Scarlatta”, e per raggiungere questo scopo non esita ad usare anche dei trucchi, ma la signora Tsukikage non è intenzionata a cederne i diritti di rappresentazione, almeno fino a quando non avrà deciso chi dovrà interpretare il ruolo che le ha dato successo. (e mi pare giusto!)


Questo provoca dei violnti attriti fra Masumi e la signora, e naturalmente Maya si schiera dalla parte di Chigusa. (sindrome di Stoccolma?)

Masumi, però, in realtà non è affatto l’orco cattivo che potrebbe sembrare, anzi, anche lui è stato colpito e conquistato dalla piccola Maya.(Ce stai a provà?)
Ma, vista l’avversione che la ragazza prova nei suoi conronti, e soprattutto frenato dagli scrupoli per la giovane età di Maya, (porco sì, pedofilo no) il giovanotto si guarda bene dal palesare il proprio interesse.


Contemporaneamente ai primi successi che Maya comincia a riscuotere sul palcoscenico, ecco che appare intorno a lei un misterioso ammiratore che le invia diversi mazzi di rose. Chi sarà mai questo ammiratore? ^^ (ma chi sarà mai???)
Insomma, la storia si svolge attorno alle difficili prove che di volta in volta deve superare la nostra protagonista per riuscire a diventare una brava attrice, finchè arriva il momento in cui si deve decidere chi interpreterà la Dea Scarlatta.

La prescelta sarà…….

 

 …..sarà…..BOH?

Ebbene sì, la serie animata si ferma proprio a questo punto…

Per venire a capo di questo mistero dovete leggervi il manga che però (dopo 25 anni!) non è ancora terminato. Spero vivamente che l’autrice non campi cent’anni altrimenti stiamo freschi!

 A parte gli scherzi lo considero un prodotto ben fatto. Veramente ben fatto. Da piccola era probabilmente uno dei miei preferiti. La magia del teatro, la fatica delle prove, la testardaggine di Maya hanno avuto una forte presa sulla mia mente infantile.

 Così come aveva purtroppo presa anche la terribile figura della signora Tsukikage!

La sua aria tenebrosa e il suo fare continuamente incazzato con la povera Maya mi atterriva! Forse solo la strega di Biancaneve mi faceva più paura.

D’altronde dalle torto. ‘Sta disgraziata perde a 6 anni i genitori, incontra un grande regista che le da una ragione di vita come il teatro, si fa un mazzo grande quanto una casa e all’apice del successo cosa le capita? Che gli si schiantano le luci di scena addosso. E manco ha avuto la soddisfazione della morte sul palco. NO! Rimane praticamente sfigurata! (chissà se le assicurazioni in Giappone sono meglio che in Italia)

 Certo i suoi metodi sono alquanto discutibili (al suo confronto Stanislavsky è un dilettante). Visto che la Dea Scarlatta deve essere uguale ad un albero di ciliegio costringe Maya a fare l’albero e le tira di tutto per farla distrarre…. Roba da matti!

 Vabbè, anche Maya un pò di sfiga ce l’aveva: il padre non pervenuto, la madre che lavora in un ristorante in cui lei fa praticamente tutto (nel primo episodio la vediamo il 31 dicembre a portare il pranzo alle navi al porto tipo Pizza Express!) Te credo che non ne può più!

 Cmq evidentemente il metodo della pazza funziona perchè Maya diventa veramente brava. Una delle puntate più belle è quella in cui riesce DA SOLA  a portare avanti un intero spettacolo dato che il resto della compagnia è stata bloccata da quello stronzo di Masumi Ayami.

 Peccato che poi lo stronzo si invaghisca di Maya, ma evidentemente è abbastanza gentiluomo da non fare pressioni. Altra bellissima scena è quella in cui interpreta “Anna dei Miracoli

 

La parte migliore è sicuramente la faccia di quella smorfiosa di Hayumi. Mai sopportata quella specie di snob da quattro soldi che fa la grande attrice “perchè i miei genitori sono grandi attori”

 L’unico premio che le avrei dato è quello di Miss Elastico 2008! Infatti se la tirava veramente troppo…..

 Insomma, guardatevelo e non ve ne pentirete